Giro d’Italia 2026, Top/Flop del giorno

La nostra consueta rubrica che traccia il bilancio della giornata appena conclusasi al Giro d’Italia 2026.

  • Fredrik Dversnes Lavik (Uno-X Mobility): Vittoria pesantissima per il corridore norvegese, che aveva già lasciato il segno in qualche occasione importante in passato e che in corso Venezia è andato a prendersi un successo che può valere una carriera. La sua squadra ci aveva provato spesso nelle giornate passate, senza particolare fortuna: stavolta, lo scandinavo ha gestito tutto alla perfezione e ha dimostrato una certa fiducia in se stesso sia in sella che a gara finita, nelle dichiarazioni post-tappa.
  • Mattia Bais e Mirco Maestri (Polti VisitMalta): Encomiabili e generosissimi, soprattutto perché non hanno voluto far pesare la “forza dei numeri” iniziando qualche mossa tattica che avrebbe probabilmente spezzato il ritmo della fuga. Bais si è speso fino all’ultimo per Maestri, che però ha trovato, una volta ancora, un corridore più veloce di lui sul traguardo di una tappa del Giro. Per la squadra, comunque, è stata una gran giornata: avrebbe potuto essere memorabile, con una vittoria.
  • Martin Marcellusi (Bardiani CSF 7 Saber): Encomiabile e generosissimo pure lui. La giornata rimarrà una di quelle da ricordare, non foss’altro per la dimostrazione di forza e determinazione messa in strada in un palcoscenico così importante, oltre che traboccante di pubblico. Ci ha provato fino in fondo, facendo capire, una volta di più, che le occasioni propizie, soprattutto nel ciclismo, vanno cercate e non si materializzano per caso.
  • Il balletto delle neutralizzazioni: I circuiti cittadini sono decisamente invitanti dal punto di vista dell’immagine (e delle immagini) delle corse a tappe, ma portano spesso con sé agitazioni di tipo “viabilistico”. In questo caso, peraltro, il tracciato non sembrava particolarmente pericoloso (specificando ovviamente che sono impressioni mutuate a distanza, attraverso uno schermo) e, contando che il regolamento iniziale prevedeva già ai -5 l’instaurazione di una zona “neutra”, forse questa volta se ne poteva fare a meno. A margine, dato che il tracciato si conosce già con congruo anticipo, non sarebbe meglio prendere queste decisioni già in partenza?
  • Le squadre dei velocisti: Come prevedibile, nel dopotappa si sono levate diverse voci di disappunto nei confronti delle “moto”, che avrebbero favorito i fuggitivi, permettendogli di resistere al rientro degli specialisti delle volate. Quel che resta, però, è una gestione tutt’altro che accorta da parte delle formazioni che avrebbero dovuto tenere cucita la corsa, anche perché ormai capita sempre più spesso che andare a riprendere fughe determinate, in pianura, sia una cosa parecchio complicata. Ci si doveva probabilmente muovere prima e ci voleva anche una maggiore compattezza nel mettersi all’inseguimento dei battistrada.
  • Enrico Zanoncello (Bardiani CSF 7 Saber): Evidentemente, sull’entità del provvedimento preso dalla Giuria a fine tappa si potrà dibattere a lungo, navigando su tanti pareri diversi. I movimenti che si fanno in sella una bicicletta a 60 chilometri all’ora, con pochissimo spazio per respirare, sono, per forza di cose, spesso al limite, e la dinamica dell’accaduto che ha portato alla sua estromissione dalla corsa non è chira, ma l’impressione è che in questa occasione milanese il velocista veronese sia andato oltre il limite.

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